Dietro al fumo statistico
Nel report di Bankitalia i timori confermati dalle stime sul pil
Su durata e intensità della recessione sono al lavoro gli economisti della Banca d’Italia per preparare analisi in vista della relazione annuale del 31 maggio. In un “appunto per il direttorio” che il Foglio ha potuto visionare, si presenta una ricerca sulle più gravi recessioni dell’economia italiana. Lo studio si concentra sugli effetti della crisi petrolifera (1974-’75), di quella valutaria (1992-’93) e del crack del 1929.

Su durata e intensità della recessione sono al lavoro gli economisti della Banca d’Italia per preparare analisi in vista della relazione annuale del 31 maggio. In un “appunto per il direttorio” che il Foglio ha potuto visionare, si presenta una ricerca sulle più gravi recessioni dell’economia italiana. Lo studio si concentra sugli effetti della crisi petrolifera (1974-’75), di quella valutaria (1992-’93) e del crack del 1929. Gli esperti di Palazzo Koch sottolineano come nelle passate contrazioni dell’economia il pil sia stato in calo in media per quattro trimestri; media già raggiunta con i dati di ieri dell’Istat. “Le esportazioni stanno subendo una flessione non riscontrabile nelle crisi del 1974 e del 1992” – si legge nel rapporto interno – e alla contrazione degli acquisti di beni durevoli si aggiunge, nella recessione attuale, anche quella dei consumi dei beni non durevoli. Il “ritmo di contrazione produttiva nel settore industriale non è molto diverso da quello registrato nel 1929”. Sul versante del credito, la stretta appare sinora in linea con quella del 1992, ma meno grave rispetto a quella degli anni Settanta. Anche se c’è “il rischio che la restrizione non sia pienamente emersa”. Un dato è in controtendenza con le crisi precedenti, rimarcano gli economisti di Bankitalia: è meno profondo il calo di fiducia delle famiglie sulle prospettive future.